Con un post sui social, Gad Lerner prova a disinnescare le polemiche sul 25 Aprile milanese ricordando il Palestine Regiment (volontari arabi ed ebrei uniti contro il nazifascismo).

Ma le tensioni del corteo ci dicono anche un’altra cosa: il 25 Aprile non è una liturgia sacrale o un reperto da museo intoccabile. È un evento vivo, permeabile alle istanzei e alle ingiustizie del presente. Nel celebrare la Liberazione, la memoria si mescola all’impegno civile di oggi e chi partecipa usa la lente della Resistenza per leggere il mondo, guardando anche all’Ucraina o a Gaza.

Per questo una parata “asettica” è un’illusione: se ovviamente l’odio, gli insulti e le tensioni sono da condannare, non si può neanche pensare di celebrare la libertà fuggendo dai conflitti del nostro tempo.

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