Con l’operazione Charlotte de Witte a Genova, Silvia Salis si rivolge a un pubblico preciso, quello di chi vede nella techno una parte del proprio linguaggio culturale. È una scelta coerente con l’obiettivo politico di abbassare l’età media di Genova e renderla più attrattiva per i giovani.
Qui la techno non è trattata come intrattenimento accessorio, ma come uno dei linguaggi con cui una città contemporanea può raccontarsi. Salis così allarga l’idea stessa di cultura oltre i codici più tradizionali.
Anche la comunicazione segue questa linea. Non c’è un post isolato, ma una narrazione costruita per tappe: il selfie iniziale, la piazza, la folla, la chiusura. Tutto insiste sullo stesso focus: tanti giovani, tutti lì. Alla faccia di chi continua a leggere questa stessa scena solo come disordine pubblico.



