A Venezia il centrodestra vince grazie a una narrazione semplice: da una parte “il ragazzo di Marghera”, dall’altra il senatore imposto dall’alto.

Questo voto racconta un cambiamento più grande: oggi la politica, come i social, premia la prossimità più dell’autorevolezza formale. L’elettorato locale non riconosce il valore automatico del dirigente di partito, ma si fida di chi viene percepito come vicino. Così, mentre Simone Venturini costruiva il consenso tra sagre e quartieri, il centrosinistra si rifugiava in una passerella di endorsement, parlando più a sé stesso che alla città.

L’autenticità conta più del curriculum. Se la politica progressista si incastra nelle geometrie dei partiti, lascia le piazze (reali e virtuali) a chi sa accorciare le distanze. Venezia dimostra che non si vince dimostrando di essere i migliori, ma dimostrando di esserci.

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