Negli ultimi anni l’UE ha aumentato la pressione sulle piattaforme: pubblicità politica, targeting, accesso ai dati, equo compenso per editori e giornalisti. Ma mentre la regolamentazione prova a rendere più tracciabile la propaganda dichiarata, la comunicazione online si sta già spostando altrove.

Sempre più spesso politica e piattaforme usano linguaggi laterali, emotivi e narrativi: fandom, meme, microdrama, relazioni tra personaggi. È la logica dei “fruit drama”, mini soap social fatte di conflitti, chemistry e storytelling immediato. Non spiegano i fatti: costruiscono ruoli e situazioni per cui tifare e in cui identificarsi.

Infondo, gli interessi di Meta e di molte destre contemporanee coincidono: entrambe funzionano meglio dentro un ecosistema poco regolamentato, basato su engagement, comunicazione diretta e contenuti emotivi. Un modello che favorisce sia il business delle piattaforme sia una politica populista, leader-centrica e, sempre più spesso, polarizzante.

Oggi non si cerca più solo consenso razionale, ma appartenenza emotiva.

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