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Ce lo chiedono spesso

È l’analisi strutturata di conversazioni pubblicamente accessibili relative a candidati, amministratori, partiti, temi e territori. Serve a individuare ricorrenze, domande, menzioni e segnali utili alla comunicazione, mantenendo chiari i limiti delle fonti osservate.

Il monitoring misura soprattutto attività e performance dei canali; il listening interpreta le conversazioni attorno a temi e soggetti. Nel nostro metodo le due attività vengono integrate, ma restano distinte.

No. Il sentiment descrive o classifica il tono di un insieme di conversazioni osservate. Non è un campione rappresentativo dell’elettorato e non deve essere trasformato automaticamente in una previsione di voto.

Dipende dalla disponibilità delle piattaforme e dagli strumenti utilizzati. Possiamo osservare menzioni, commenti pubblici, hashtag, temi, frequenze, performance dei contenuti e altri segnali accessibili. Il perimetro della raccolta deve essere dichiarato nel report.

Può aiutare a rilevare rapidamente aumenti di menzioni, domande o discussioni su topic predefiniti. L’alert deve però essere verificato manualmente prima di decidere se e come intervenire.

Nei nostri framework il servizio collega ascolto del pubblico, analisi delle menzioni, competitor, performance multi-canale e alert. In un modello progettuale sviluppato per una campagna regionale, il social listening era articolato in 4 aree e 15 attività operative.

Sì. Le opinioni politiche rientrano tra le categorie particolari di dati personali previste dall’articolo 9 del GDPR. Per questo distinguiamo sempre osservazione aggregata, contenuti pubblicamente accessibili e trattamento di dati riconducibili a singole persone.

Sì, limitatamente alle informazioni osservabili e raccolte nel rispetto delle regole applicabili. L’obiettivo è descrivere temi, formati e conversazioni, non formulare giudizi complessivi sui soggetti politici.

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