Il ministro dell’Istruzione indiano si è dimesso dopo settimane di proteste nate sui social e cresciute attraverso meme e parodie. Tutto parte a maggio, quando due milioni di studenti devono ripetere l’esame di Medicina perché le domande erano circolate prima della prova. La mobilitazione riprende una frase del capo della Corte Suprema, che aveva definito “scarafaggi” alcuni giovani disoccupati, e trasforma quell’etichetta nel nome Cockroach Janta Party.
Per Modi il problema non è stato soltanto l’ampiezza della protesta, ma il terreno su cui è cresciuta. I social, diventati uno strumento di consenso, hanno dato forma a una rabbia che ha unito lo scandalo degli esami, la disoccupazione e la sfiducia nelle istituzioni.
Quando le piattaforme cominciano a organizzare il racconto di chi contesta il potere, la comunicazione diventa pressione politica. In India è bastata per arrivare alle dimissioni di un ministro.



