Donald Trump ha annunciato un discorso alla nazione promettendo rivelazioni sulla presunta “corruzione” del sistema elettorale americano e sulle vulnerabilità del voto. Si tratta dell’ennesimo tentativo di gettare dubbi e perplessità sulla macchina democratica statunitense pochi mesi prima delle elezioni.
Dal punto di vista comunicativo è una strategia molto precisa, non serve dimostrare oggi che ci saranno brogli, basta fare in modo che il proprio elettorato inizi a considerare plausibile questa ipotesi. Così il frame è già pronto prima ancora che arrivi il risultato: se si vince il sistema ha funzionato, se si perde la spiegazione “esiste” già. Grazie a questa strategia Trump riesce anche a sollecitare la mobilitazione del suo elettorato che, allarmato da presunte falle democratiche, non mancherà di certo l’appuntamento con le urne.
La politica contemporanea si gioca sempre più sulla capacità di definire il significato degli eventi prima ancora che accadano. Chi riesce a imporre il frame iniziale può costringere tutti gli altri a discutere dentro la sua narrazione, anche quando cercano di smentirla.



