I Mondiali 2026 stanno mostrando un contrasto comunicativo enorme.
Da una parte l’accoglienza festosa del Messico, dall’altra video che raccontano controlli, interrogatori e respingimenti negli Stati Uniti, fino al caso dell’arbitro somalo fermato per ore e a cui è stato impedito di entrare negli States.
La FIFA può provare a costruire una narrazione unitaria dell’evento, ma è destinata a fallire.
Quando sono i calciatori stessi a raccontare ciò che vedono, il frame ufficiale perde controllo e credibilità.
È uno dei segni più evidenti della comunicazione contemporanea: le grandi organizzazioni parlano ancora dall’alto, mentre la percezione pubblica si forma sempre più dal basso.
E spesso il video girato con uno smartphone supera di gran lunga la conferenza stampa.



