Dopo i fatti di Modena, con un’auto lanciata sulla folla da un italiano di seconda generazione, a destra si è aperto un cortocircuito: da una parte la narrativa anti-immigrazione, dall’altra i fatti, che raccontano come sia l’aggressore sia molte delle persone intervenute per fermarlo appartenessero proprio a quelle seconde generazioni spesso raccontate come “il problema”.

I contenuti più divisivi, però, continuano a performare meglio dei fact-checking. Sui social non vince ciò che è vero, ma ciò che rafforza paure, identità e convinzioni già presenti.

Anche sul ruolo degli uomini emerge una contraddizione: se la violenza viene da uno di loro, diventa categoria; se sono loro a fermarla, quella categoria scompare.

I contenuti funzionano così: amplificano letture semplici di realtà complesse. E forse la vera sfida oggi è distinguere ciò che descrive il mondo da ciò che conferma la nostra bolla.

 

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