Per anni abbiamo immaginato la propaganda di guerra come: discorsi, manifesti, volantini lanciati da un aereo.
Eppure passa sempre più spesso attraverso i social.

Negli ultimi mesi alcuni contenuti della alla propaganda iraniana hanno utilizzato Minions, animazioni stile Lego e video generati con l’intelligenza artificiale per prendere in giro Donald Trump e parlare al pubblico americano.

La cosa interessante non è tanto il contenuto politico, quanto il metodo: per entrare nel dibattito pubblico statunitense, l’Iran ha scelto di parlare una lingua culturale già familiare agli americani: personaggi pop, ironia e storytelling nativo delle piattaforme.

È una lezione che vale ben oltre questo caso: oggi la comunicazione politica non vince solo quando ha un messaggio forte. Vince quando riesce a trasformarlo in una storia che può diventare virale.

Sui social pensiamo di non condividere propaganda militare, ma di far girare un video divertente.
Ma sempre più spesso i due mondi coincidono.

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